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I PRODOTTI UTILIZZATI

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Il Marrone Antrodocano

Il marrone antrodocano è una varietà di castagna costruita su un innesto importato nel 5-600 dai signori feudali Bandini dalla Toscana e che ha trovato habitat nelle colline della valle del Velino poste tra Cittaducale ed Micigliano.
Il Marrone Antrodocano è caratterizzato da un sapore dolce e delicato.
Il frutto ha forma rotondeggiante, apice tomentoso poco pronunciato, cicatrice ilare piatta, poco estesa e di colore chiaro. Il pericarpo è marrone chiaro con striature parallele evidenti, il seme è bianco è croccante.
I marroni differiscono dalle castagne per la pezzatura, per la cicatrice poco estesa e per un basso numero di solchi interni.

La parte esterna è facilmente asportabile e di gradevole aspetto.

La loro raccolta avviene tra metà Settembre e metà Novembre.

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La mela e la pera cotogna

Mela cotogna: detta anche mela punica o, più semplicemente, cotogna, è il frutto del cotogno, albero della famiglia delle Rosacee. Il termine cotogno deriva da Cydon, antica città cretese (l’attuale Canea), territorio di cui è originario. Coltivata in Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, la mela cotogna fa parte della frutta acidula. Assomiglia alla mela selvatica o alla pera, a seconda delle varietà: è una mela polposa, con buccia gialla e leggermente “vellutata”.

Se mangiata cruda la polpa della mela cotogna è fortemente aspra e astringente, a causa dell’elevato contenuto di acidi tannici, ed è di scarsa digeribilità per il considerevole contenuto di fibra; cotta, invece, diventa dolce e ricca, anche se ancora asprigna, e notevolmente più digeribile grazie all’ammorbidimento delle fibre durante la cottura. Un’altra caratteristica della mela cotogna è l’elevato contenuto di peptina, elemento che la rende perfetta per composte e marmellate (cotognata).

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tartufo

Il Tartufo

il nome comune con il quale sono indicati i corpi fruttiferi (sporocarpi) di funghi che compiono il loro intero ciclo vitale sotto terra (ipogei) appartenenti al genere Tuber. Devono obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante arboree per produrre il prezioso sporocarpo. Sono formati da una parete esterna detta periodio, il quale può essere liscio o sculturato e di colore variabile dal chiaro allo scuro.

La massa interna, detta gleba, di colore variabile dal bianco al nero, dal rosa al marrone è percorsa da venature più o meno ampie e ramificate che delimitano degli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli aschi) contenenti le spore. Le caratteristiche morfologiche del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, sommati alla dimensione ed alle caratteristiche organolettiche permettono l’identificazione delle specie di tartufo.

La determinazione delle diverse specie di tartufi è basata essenzialmente su caratteri morfologici come forma, dimensione, colore, ornamentazioni del peridio, aspetto della gleba, profumo e sapore.
La determinazione della specie in laboratorio avviene attraverso il riconoscimento delle spore oppure con tecniche di analisi biomolecolare.

Nel mondo le specie di funghi attualmente classificati come Tuber sono circa 63, in Italia ne sono presenti 25, ma solo 9 sono considerate commestibili e 6 quelle più comunemente commercializzate:

  • Tuber magnatum Pico (Tartufo Bianco d’Alba o di Acqualagna o bianco pregiato)
  • Tuber melanosporum Vitt. (Tartufo nero di Norcia o nero pregiato)
  • Tuber aestivum Vitt. (Scorzone)
  • Tuber borchii Vitt. (Bianchetto o Marzuolo)
  • Tuber brumale Vitt. (Invernale)
  • Tuber macrosporum Vitt. (Nero Liscio).

tartufo è noto fin dall’antichità ed era consumato in vari modi dai sumeri, dai greci e dai romani. Della natura di questo fungo si occuparono Plutarco, Plinio il Vecchio, Marziale, Giovenale e Galeno. Nel XVII sec. era considerato un cibo estremamente pregiato; in quel periodo, in Italia, veniva consumato specialmente in Piemonte (soprattutto i tartufi bianchi, mentre quelli neri venivano utilizzati più che altro come farcitura nella preparazione delle pietanze). Attualmente il tartufo è diventato un vero e proprio re della tavola; tra le manifestazioni enogastronomiche dedicate a questo frutto della terra, particolarmente importante è la Fiera di Alba, che assunse ufficialmente il nome di Fiera del Tartufo nel 1933. Quello più pregiato è il bianco di Alba, mentre fra quelli neri il primato spetta al tartufo nero di Norcia o di Spoleto che non è altro che quello raccolto anche nel nostro territorio, attiguo e affine alle ben più note località citate.

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La Rosa Canina

È un arbusto spinoso, alto 100 – 300 cm, con fusti legnosi glabri, spesso arcuati e pendenti, e radici profonde.
Le spine rosse sono robuste, arcuate, a base allungata e compressa lateralmente. Le foglie, caduche, sono composte da 5-7 foglioline di 9-25 x 13-40 mm, ovali o ellittiche, con 17-22 denti sul margine. Hanno stipole lanceolate di 3 x 15 mm. I fiori, singoli o a 2-3, hanno un diametro di 4-7 cm e sono poco profumati. Hanno un peduncolo di 20-25 mm e sono generalmente superati dalle foglie. I sepali laciniati, lunghi da 15 a 18 mm, dopo la fioritura si piegano all’indietro e cadono in breve tempo. La corolla è formata grandi petali bilobi, rosati soprattutto sui lobi, di 19-25 x 20-25 mm. Gli stili, lanosi e allungati, sono fusi insieme in una colonnina cilindrica.
La rosa canina fiorisce da maggio a luglio.
I suoi frutti (di 1-2 cm) carnosi e colorati di un rosso vivace (cinorroidi) raggiungono la maturazione nel tardo autunno.
Viene largamente usata per i suoi contenuti di vitamina C e per il suo contenuto di bioflavonoidi (fitoestrogeni).
I principi attivi (oltre alla vitamina C, tannini, acidi organici, pectine, carotenoidi e polifenoli) vengono usati dalle industrie farmaceutiche, alimentari e cosmetiche; i frutti, seccati e sminuzzati, vengono usati in erboristeria per la preparazione di infusi e decotti.
È indicata come astringente intestinale, antidiarroico, vasoprotettore e antinfiammatorio,[2] inoltre viene consigliata nei casi di debilitazione.[3]
I semi vengono utilizzati per la preparazione di antiparassitari ed i petali dei fiori per il miele rosato.
Il suo decotto viene utilizzato in cosmetica per pelli delicate e arrossate.
Con i frutti freschi si preparano ottime marmellate[4].

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